
Back from Berlin.
Una settimana mostruosa, biennali brutte e mostre chiassose, persone bellissime, profumo di primavera con sottofondo di tecno barbaricamente raffinata. ah, dimenticavo kebab: kebab in tasca, kebab nelle scarpe, kebab radicato nelle fibre del cuoio capelluto.
Tutto quello che porto a casa è una fantastica esperienza all'Hamburger Banhof dove, oltre ad aver potuto immergermi in un piacevolissimo esperimento curatoriale con i pezzi della collezione Sammlung Marx (non avrei mai pensato di trovare Andy Warhol così sapientemente accostato a delle icone rumene), ho GODUTO della retrospettiva su Wolfgang Tillmans, uno tsunami di immagini che non ha niente a che fare con la solita retorica del sovraccarico mediatico.
Passando sala dopo sala, ci si rende conto che ogni singola foto basta a se stessa e non rimanda ad altro che a se stessa, creando una ragnatela di percorsi intellettuali senza gerarchie predefinite. Libero di vagare penso a dei termini per trovare il mio di percorso.. Sexy-Gentile e crudo, violento e vuoto, scultura e musica da gay-parade, minimal romantico... C'è un grande senso di libertà nel prendere atto che il linguaggio di per se è sopravvalutato: quanto sono infinitamente più complicate e mutevoli le motivazioni che lo muovono!
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