venerdì 10 ottobre 2008

Conventional fear of the beauty


















Quando si pensa allo spionaggio è impossibile non filtrare la nostra immaginazione con quella mitologia che è il mondo di 007: anni 60, spiaggie tropicali, design modernista, martini, dolcevita e tanta, tantissima gelatina nei capelli.
Il vero protagonista di quest'opera immaginifica non è l'accattivante Sean Connery o il Roger Moore di turno, bensì il più ignoto Ken Adams, scenografo illuminato, l'unico che può considerarsi padre e autore di questa fortunata saga, ha costruito tutte le architetture, interni ed esterni, curando nel minimo dettaglio tutti i film.

In questa edizione della biennale di Venezia c'è un video dei gemelli Giammetta&Giammetta, che parlano a loro padre, architetto della "vecchia guardia", di un loro progetto al limite tra la presa per il culo e il genio visionario, chidendogli la sua benedizione. Il progetto riguarda Roma e consiste nell'installare su una pianta di cerchi concentrici una serie di Obelischi futuristici, utili come sistema di illuminazione, di informazione, e anche come mezzo di trasporto (questi obelischi sono dei teletrasportatori).


Gli architetti sono insicuri nella loro disciplina, hanno paura di dire utopico, pop, radicale, anche se la loro disciplina è sempre più legata alla fantascienza, alle spystories, ai fumetti, forse per reagire ad una cultura popolare che è sovrascritta.

martedì 8 luglio 2008

Justizia è fatta


Ce l'ho fatta, ho sempre sentito di avere la dote per essere uno spirito, ma è la prima volta che mi muovo come se avessi anche le sue intuizioni. Io e il mio compare non ci scambiamo una parola, siamo i perfetti ingranaggi di una perfetta macchina per l'intrattenimento perpetuo. E tutta questa gente che non sa chi sono, non può neanche vedermi in faccia perchè l'unica luce che c'è è proiettata su di loro. Ho imparato a gestire le loro emozioni che arrivano ad ondate come un direttore d'orchestra, e al mio palco-eremo è indirizzata tutta la cieca fiducia che può provocare l'amore per l'estetico.
Ora per la prima volta so che in questo amore, esiste un mutuo rapporto di forza, io li domino sparandogli in faccia l'aria con le casse, e loro mi danno l'energia per dominarli.

Because we are your friends..
You'll never be alone again
c'mon!

Si, gliela faccio urlare finchè non sento odore di corde vocali bruciate.
Finchè sarò protetto dalla luce di questa croce bianca.
Non lasciatemi solo!

Ne voglio ancora, quando la mia mano si muove da sola e compone la V che sta per vittoria nella misura in cui in realtà ha il potere di una benedizione, è già finito.
Prossima tappa, Somerset House, Londra.

tra gli odori ed i relitti del dopoconcerto, la malinconia di suggestioni lasciate in sospeso, un po' come se ce lo avessero raccontato i Justice

venerdì 20 giugno 2008

Immortalità Modernismo bastardo e TOE

Come potrebbero litigare Borges, Gino De Dominicis e Cedric Price?
Se io sono voi, voi siete noi, lui chi cazzo è? fuori da casa mia!

Incominciamo con ordine.

Ho sempre pensato che un approccio meta-scientifico fosse il modo migliore per iniziare un testo che non si sa come finire. E' un po' come se ci si sentisse in dovere di dare un metodo a ciò che non si conosce, tipico atteggiamento da scienziato. E' compito dell'artista riconoscere la bellezza che sta dietro l'impotenza di questo gesto? Forse, ma questo non è il modo esatto di dirlo.

Da Leopardi a Nietsche a Borges a Kundera a Wender, non si è fatto altro che parlare di questo maledetto Eterno Ritorno. Questa teoria è formulata più o meno così: il numero di particelle che formano il mondo è, seppur smisurato, finito, giacchè è altrettanto finito il numero di cambiamenti che queste particelle potranno ottenere. In un tempo considerato infinito questo numero di cambiamenti non può non essere raggiunto, quindi è logico pensare che ci sia un momento nel tempo in cui la realtà che si sta vivendo adesso è destinata a ripetersi, ci sarà il big bang, le glaciazioni, Gesù, Marco polo, Shakespeare, Einstein, James Brown, e voi che leggete questo frasi e io che le sto scrivendo, tutto nello stesso identico modo.

Ogni uomo di scienza che si rispetti, in un angolino della sua coscienza ha coltivato l'ambizione di apprendere dalla conoscenza umana una "teoria del tutto" (TOE).
Verso la fine degli anni 70, quando incominciò la vera decadenza di una cultura positivista trascinatasi dall'inizio del secolo, la neonata scienza CIBERNETICA apparve la soluzione a molti quesiti irrisolti, dal momento che aveva la capacità di trovare un metodo a cose apparentemente casuali, come il modo in cui si autoregolamenta uno sciame di insetti o di meteore, lo sviluppo delle reti neurali e dell'informazione in generale; i situazionisti la fagocitarono nel modo di vedere l'evoluzione culturale, i fisici pensarono di applicarla alle teorie sul ciclo dell'universo, i modernisti la considerarono un pretesto per combinare il potere di intervento sulle comunità urbane con lo spirito demiurgico dell'architettura.
L’eterno ritorno è la tentazione più comune per una trama che non ha il coraggio di abbandonare per sempre il proprio eroe. Ma qual'è il risultato? Tutti i traguardi del sapere si sono manifestati come una serie di approssimazioni sempre più dettagliate, sempre più vicine alla verità, ogni scoperta crea un universo di potenzialità, e sfrutta l'entusiasmo iniziale per dare vita ad una nuova scoperta, innescando un frustrante gioco di susseguimenti coitali. Fino ad arrivare alle estreme conseguenze di un pensiero Post-modernista, capace di ridurre il senso di tutto ciò nella malìa del paradosso, del tautologico, per cui è proprio questa continua ricerca l'essenza della verità che si sta cercando.


continua

REBORN SUPERHERO

Come nella più preoccupante tradizione cabalistica, quando si dice una parola si innesca un incantesimo..a quanto pare la parola CONCERTO innesca SFIGA.
Tant'è che l'ALE è infermo e in più piove, e l'aria a Milano è così fredda che sembra di sentire l'odore di matite temperate tipico del settembre delle elementari.
Quando la musica incomincia siamo ancora fuori dall'Arena, cercando di rimandare all'ultimo il momento in cui affrontare i Radiohead e cercando il senso del martedì sera sul fondo di un bicchiere di NEGRONI.
E chi se li ricorda i Radiohead? Ne è passata di musica sotto ponti, e il nuovo album devo ancora farmelo piacere.. e poi cos'è sta menata del concerto a impattozero? speriamo che non si siano rammolliti troppo.
ma già alle note di Videotape io e (la) Clara ci stiamo agitando come ballerini di Fausto Leali, una vertigine di suoni luminosi e vibranti, è in questo luogo che ritornano i brividi a fior di pelle, ogni accordo è un mantra, la voce da sirena di Thom Yorke è una secchiata gelata tra uno stato di amore incosciente e uno di violenza cosciente.
Dopo Idioteque tutto scompare lasciando indelebile sulla retina la traccia fluorescente del più grande evento estivo/psichedelico Milanese 2008.

giovedì 19 giugno 2008

Nasturzio






Dopo aver recitato nel film "anime sporche", Capucine interiorizzò e sviluppò quella che si potrebbe chiamare "sfiducia nel desiderio". Nel film del 1962 interpretava il ruolo di una prostituta che vive in un bordello gestito da una ruffiana di nome Barbara, che è innamorata di lei e che le concede tutto ciò che desidera, tranne il desiderio. Capucine però incontra un uomo genitle che sa vedere oltre le apperenze e i due finiscono per amarsi, fino alle inevitabili conseguenze della morte accidentale di lei. C'è una scena nel film in cui Capucine ha un rande-vouz segreto con il suo uomo, la ruffiana la segue e prima che i due giovani si incontrino avviene tra le due una collottuazione in cui Barbara ferma la mano di Capucine a mezz'aria stringendole forte il polso, come un octopus, come il catrame, quello che si chiama desiderio vorrebbe muoversi e andare dal giovane amante, ma il corpo è impossibilitato a muoversi, incastrato in quelle sabbie mobili che si chiamano Barbara.
Come nel film, anche nella vita Germaine Lefebvre (questo era il suo nome) non riuscirà mai a raggiungere quello che si chiama felicità, anche quel bellimbusto di W.Holden ha frainteso i suoi occhi languidi e tristi, e confortandola è diventato una delle tante ombre.
Capucine è il nome di un fiore bello e delicato ma che non pretende di significare alcunchè, se non se stesso.

sabato 10 maggio 2008

Making the invisible visible




Back from Berlin.
Una settimana mostruosa, biennali brutte e mostre chiassose, persone bellissime, profumo di primavera con sottofondo di tecno barbaricamente raffinata. ah, dimenticavo kebab: kebab in tasca, kebab nelle scarpe, kebab radicato nelle fibre del cuoio capelluto.

Tutto quello che porto a casa è una fantastica esperienza all'Hamburger Banhof dove, oltre ad aver potuto immergermi  in un piacevolissimo esperimento curatoriale con i pezzi della collezione Sammlung Marx (non avrei mai pensato di trovare Andy Warhol così sapientemente accostato a delle icone rumene), ho GODUTO della retrospettiva su Wolfgang Tillmans, uno tsunami di immagini che non ha niente a che fare con la solita retorica del sovraccarico mediatico.
Passando sala dopo sala, ci si rende conto che ogni singola foto basta a se stessa e non rimanda ad altro che a se stessa, creando una ragnatela di percorsi intellettuali senza gerarchie predefinite. Libero di vagare penso a dei termini per trovare il mio di percorso.. Sexy-Gentile e crudo, violento e vuoto, scultura e musica da gay-parade, minimal romantico... C'è un grande senso di libertà nel prendere atto che il linguaggio di per se è sopravvalutato: quanto sono infinitamente più complicate e mutevoli le motivazioni che lo muovono!  

domenica 27 aprile 2008

ZOMBIE SNAILS

L'altro giorno volevo tornare bambino, ma non perchè cercassi la meraviglia o l'innocenza o quelle balle lì.. semplicemente mi sentivo in competizione con una mia amica, e sentivo ribollire dentro di me il vecchio conflitto maschi-contro-femmine. Motivo della questione: vediamo chi conosce la cosa più schifosa che esista in natura. Tocca a me: "Una volta ho visto un ragno che si mangia un uccello!", tocca a lei "Una volta ho visto una lumaca zombie"...
E io da bravo SMARTASS "ma va laaaa non fa mica schifo una cosa così! sembra il titolo di un film della Troma".

Con pazienza mi viene poi spiegato che secoli d'evoluzione hanno creato piccoli vermi parassiti, il cui compito è quello di mangiare il cervello-ganglo-nervoso- non so come chiamarlo - della lumachina, dopodichè dirigere la suddetta a muoversi nel punto più allo scoperto tra le fronde delle piante così da essere mangiata dal primo uccello che passa, il quale poi fa una popò di lumaca piena di vuova di vermi parassiti che verrà mangiata dalla prima lumachina ghiotta di popò che passa di lì, e così via che al mercato mio padre comprò.

Cavoli se faceva schifo.. ha vinto lei, definitivamente

Bon appetit