Come potrebbero litigare Borges, Gino De Dominicis e Cedric Price?
Se io sono voi, voi siete noi, lui chi cazzo è? fuori da casa mia!
Incominciamo con ordine.
Ho sempre pensato che un approccio meta-scientifico fosse il modo migliore per iniziare un testo che non si sa come finire. E' un po' come se ci si sentisse in dovere di dare un metodo a ciò che non si conosce, tipico atteggiamento da scienziato. E' compito dell'artista riconoscere la bellezza che sta dietro l'impotenza di questo gesto? Forse, ma questo non è il modo esatto di dirlo.
Da Leopardi a Nietsche a Borges a Kundera a Wender, non si è fatto altro che parlare di questo maledetto Eterno Ritorno. Questa teoria è formulata più o meno così: il numero di particelle che formano il mondo è, seppur smisurato, finito, giacchè è altrettanto finito il numero di cambiamenti che queste particelle potranno ottenere. In un tempo considerato infinito questo numero di cambiamenti non può non essere raggiunto, quindi è logico pensare che ci sia un momento nel tempo in cui la realtà che si sta vivendo adesso è destinata a ripetersi, ci sarà il big bang, le glaciazioni, Gesù, Marco polo, Shakespeare, Einstein, James Brown, e voi che leggete questo frasi e io che le sto scrivendo, tutto nello stesso identico modo.
Ogni uomo di scienza che si rispetti, in un angolino della sua coscienza ha coltivato l'ambizione di apprendere dalla conoscenza umana una "teoria del tutto"
(TOE).
Verso la fine degli anni 70, quando incominciò la vera decadenza di una cultura positivista trascinatasi dall'inizio del secolo, la neonata scienza CIBERNETICA apparve la soluzione a molti quesiti irrisolti, dal momento che aveva la capacità di trovare un metodo a cose apparentemente casuali, come il modo in cui si autoregolamenta uno sciame di insetti o di meteore, lo sviluppo delle reti neurali e dell'informazione in generale; i situazionisti la fagocitarono nel modo di vedere l'evoluzione culturale, i fisici pensarono di applicarla alle teorie sul ciclo dell'universo, i modernisti la considerarono un pretesto per combinare il potere di intervento sulle comunità urbane con lo spirito demiurgico dell'architettura.
L’eterno ritorno è la tentazione più comune per una trama che non ha il coraggio di abbandonare per sempre il proprio eroe. Ma qual'è il risultato? Tutti i traguardi del sapere si sono manifestati come una serie di approssimazioni sempre più dettagliate, sempre più vicine alla verità, ogni scoperta crea un universo di potenzialità, e sfrutta l'entusiasmo iniziale per dare vita ad una nuova scoperta, innescando un frustrante gioco di susseguimenti coitali. Fino ad arrivare alle estreme conseguenze di un pensiero Post-modernista, capace di ridurre il senso di tutto ciò nella malìa del paradosso, del tautologico, per cui è proprio questa continua ricerca l'essenza della verità che si sta cercando.
continua